Storia di Re Calamaro!
La famiglia di Italo Parodi discendeva da quegli abitanti della costa ligure che nel 1637 furono rapiti dalle navi dei Saraceni durante il saccheggio dei paesi rivieraschi . I rapiti, perlopiù ragazzi e ragazze, furono portati sulle coste dell’attuale Tunisia . La comunità si trasferì sull’isola di Tabarka dove rimase per diversi anni.
Grazie all’intercessione di Anselmo Barberini, consigliere di Carlo Emanuele III di Savoia, i tabarkini poterono imbarcarsi su una nave diretta all’ Isola di Carloforte, a poche miglia dalla costa sud occidentale della Sardegna . A Carloforte si parla ancora oggi un dialetto ligure, il tabarkino appunto, ricordo dell’antico approdo.
Non tutti vollero fermarsi sulle coste sarde ma qualcuno proseguì verso l’antica terra di origine, la Liguria. Tra questi gli avi di Italo Parodi, che scelsero di fermarsi in un borgo di pescatori nei pressi di Rapallo, dove continuarono a svolgere il lavoro di pescatori.
Nei primissimi anni del ‘900, Lino Parodi, bisnonno di Italo, aprì una locanda dove serviva il pescato raccolto dal proprio fratello Michele, considerato un eccellente pescatore. Un giorno però Michele tornò a riva con la barca mezza vuota, a parte una dozzina di calamari . Solitamente i calamari venivano utilizzati in cucina per fare delle zuppe di pesce, ma quella sera non avendo altro da mettere nella zuppa stessa Lino dovette inventarsi qualcosa... Prese allora i calamari, li pulì per bene e li tagliò in modo da formare tanti bianchissimi anellini. Li unì ad una pastella, la cui ricetta rimase un segreto della famiglia Parodi, e li fece dorare nell’olio bollente, ottenendo la prima frittura di calamari che la storia culinaria ricordi .
Il successo di questo piatto fu tale che Lino ordinò al fratello Michele di specializzarsi nella pesca dei calamari.
Il vecchio pescatore inventò quella che oggi viene chiamata “totannara” , ossia una specie di ancoretta metallica con tre o più file di lunghe spine acuminate rivolte verso l’alto. Michele si accorse che questi animali venivano attratti dalle sorgenti luminose ed allora pose sul bordo del suo gozzo, una tipica imbarcazione da pesca ligure, una
lampara ed avvolse le punte della totannara con del lardo, quando ve n’era la disponibilità, o con un semplice straccio bianco, in maniera da nascondere le letali spine. Non ci volle molto tempo perché molti nuovi clienti giungessero da tutta la costa per assaggiare questa nuova prelibatezza .
Ma il sapore del nuovo piatto arrivò addirittura fino alla Reale tavola dei Savoia!
Successe infatti che durante il ritorno da una missione diplomatica in Toscana, il Consigliere del Re Vittorio Emanuele II, Egidio Ramimondi, fu costretto a riparare in un albergo di Rapallo in quanto la carrozza su cui viaggiava ruppe l’asse delle ruote posteriori .
La riparazione della carrozza richiedeva almeno tutta la notte e dovendosi allora fermare, si informò presso il proprio albergatore dove potesse provare un piatto caratteristico della zona in cui si trovava.
Naturalmente gli venne consigliata la Locanda di Lino Parodi, che nel frattempo aveva cambiato il nome, diventando semplicemente “ Il Calamaro “.
Tanto fu gradita al Consigliere la frittura dorata che Lino fu obbligato a recarsi a Torino per far assaggiare la sua specialità addirittura a Sua Altezza Reale Vittorio Emanuele II .
Inutile dire che anche il Re apprezzò moltissimo il piatto e il vecchio ristoratore fu costretto a trasferirsi nella città Sabauda dove rimase al servizio di Sua Altezza Reale.
Pare che quando il Re volesse mangiare il piatto di Lino Parodi ordinasse semplicemente : “ Oggi Re Calamaro! “
Molti anni dopo Italo Parodi , ristrutturando un casolare appartenuto ai suoi avi nei pressi di Rapallo, trovò in soffitta una cassetta di legno all’interno della quale vi erano conservate le numerose carte che testimoniavano il servizio svolto da suo bisnonno alla Casa Reale e soprattutto la preziosa ricetta della pastella per la frittura dei calamari, e grazie a questa scoperta oggi è di nuovo possibile degustare, il...

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